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02/04/2007

Omelia Veglia di Pasqua 2007

 

“Questo è il giorno di Cristo Signore: alleluja, alleluja”. Gioiosa, pregnante di significato spirituale è questa esclamazione che canta la Chiesa e tutti i cristiani. “Questo è il giorno….”  E’ il giorno che mette fine a quella notte che era scesa su tutti noi dopo il peccato di Adamo ed Eva; un giorno che non conosce più tramonto, perché Cristo risorto non muore più; non solo, ma con la sua resurrezione, Egli, ha spalancato le porte del cielo, facendo si che l’umanità redenta dalla sua morte e dalla sua vittoria, partecipasse alla sua vita divina e immortale. La Pasqua dei cristiani apre il conto della vita, inizio di una creazione nuova, di rinascita, di perdono, di gioia, di speranza che non delude. Speranza troverà il peccatore, riabilitato nella comunità, riscoprirà il volto di Dio come Padre benevolo e misericordioso; protezione e soccorso conoscerà la pecorella sbandata che troverà in Gesù, il pastore buono che la cerca e la cura; accoglienza ci sarà per il figlio lontano che sperimenterà l’amore del Padre che l’attende, e lo reintegra con la sua dignità di figlio nella famiglia; la vista riacquisterà il cieco - peccatore, che riceverà da Cristo la luce dell’anima, la grazia della riconciliazione; speranza e amore per i lontani, i diversi, gli esclusi, gli afflitti, perché in Cristo ritroveranno dignità, rifugio, conforto, considerazione, sperimenteranno comprensione e perdono. Si cari fratelli, Pasqua è sinonimo di tutto questo e di altro, inesprimibile con le nostre povere parole, Pasqua dice vita, creazione nuova, pace, amore, riconciliazione, bontà, accoglienza, condivisione, ascolto, esultanza spirituale, … non si tratta di concetti del nostro vacuo e ripetitivo chiacchierio da salotto, ma sono valori che se vissuti con impegno evangelico acquistano senso e motivano significativamente l’esistenza dell’uomo religioso, in particolare del cristiano. Realisticamente, pensate forse che la Pasqua tocchi il cuore e la vita dei signori ricchi e potenti, consolidati nelle loro sicurezze economiche e nei loro progetti di potere? Mi sembra improbabile. Pensate che la Pasqua cristiana, sia un evento che ispiri nella mente dei nostri capi, e di coloro che ci amministrano, programmi di equità, giustizia sociale, compassione, trasparenza, solidarietà, di servizio? Mi sembra illusorio. Difficilmente chi dimora nei palazzi di potere resiste al fascino dei soldi e alla bramosia del potere. Coloro che stanno arroccati nelle regge non conoscono, né sperimentano le intemperie sofferte da quanti vivono sulla strada e fanno fatica ad accogliere le istanze dei poveri, a raccogliere le lacrime degli esclusi e degli sventurati. Eppure nell’ottica cristiana, a ben pensarci, Gesù risorto è speranza e riscatto proprio per queste categorie di persone, che il vangelo definisce “umili” e “piccoli”. Chi non ricorda il manifesto o se volete chiamarlo il programma missionario di Gesù all’inizio del suo ministero: “lo spirito del Signore è su di me… mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annunzio, la liberazione ai prigionieri, il dono della vista ai ciechi… e inaugurare l’anno di grazia del Signore” (Lc.4,18-19).  La speranza del povero Lazzaro e della schiera degli innocenti, che patiscono per colpa degli egoismi altrui, si radica nella croce e nella risurrezione di Gesù; dall’albero glorioso della croce, egli è vindice e redentore del sangue incolpevole sparso per le strade del nostro pianeta. Riuscirà la luce del Cristo risorto a far breccia nel cuore dell’uomo peccatore ed egoista? Lasciamo fare a lui. Accoglierà il ricco epulone la grazia della conversione? Il perdono che Cristo misericordioso è propenso ad offrire? Pasqua celebreranno davvero i tanti milioni di cristiani, che adempiranno il proprio dovere con coscienza e responsabilità. Cristo risorto domanda un impegno serio, onesto e diligente, affinché le cose su questo nostro mondo, in questa nostra società, vadano meglio.

La liturgia ci fa ripercorrere alcuni passi del Vangelo della vita che fonda la fede e la gioiosa speranza dei cristiani. “Il primo giorno dopo il sabato, le donne si recarono alla tomba”. Inizia la Domenica, giorno del Risorto, giorno di festa da santificare. La sensibilità femminile spinge le donne a recarsi al sepolcro, non contente di una sepoltura affrettata, esse prepararono aromi e unguenti per onorare il corpo di Gesù. Fra di esse spicca Maria Maddalena che amava svisceratamente Gesù. Ma giunte che furono al sepolcro assistono a una visione di personaggi angelici, odono un messaggio: “perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato”. Le donne ricordandosi di tutto quello che Gesù aveva detto, diventano le prime annunciatrici della risurrezione e andarono a riferire l’accaduto agli altri. Il corpo di Gesù si era prodigiosamente liberato senza rompere i tessuti, se il corpo fosse stato trafugato, non gli sarebbero state tolte le bende, e il sudario non sarebbe stato accuratamente piegato. Gli apostoli assistono così a una situazione umanamente inspiegabile, e cercano di interpretare quei segni. La reazione all’annuncio è l’incredulità, essi infatti “non avevano ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti”. La fretta che pervadeva Maria Maddalena, ora muove anche gli altri apostoli, è tutto un correre verso il sepolcro, verso la speranza… è iniziato per gli apostoli e per noi cristiani il cammino di fede, che si dovrebbe tradurre nell’annunzio della speranza e nell’amore operoso. Il cristiano è davvero tale, se vive la sua dimensione pasquale attraverso la testimonianza della vita, della pace, della gioia, dell’impegno responsabile e fattivo… lasciamoci amare da Cristo, sia egli la luce nuova per la nostra coscienza, egli che con la sua risurrezione ha vinto la morte e il peccato rivitalizzi nei nostri cuori la speranza del bene, faccia maturare la nostra fede, rinvigorisca le nostre forze affinché ognuno viva la propria pasqua attuando una buona testimonianza verso il prossimo che siamo chiamati a servire sull’esempio di Gesù. Buona Pasqua dunque, buona rinascita, sia una primavera dello spirito nel nome di Cristo, e si intraprenda un cammino di vita migliore, un cammino di conoscenza del Vangelo che ci faccia maturare nella fede e nell’amore, c’è ne davvero bisogno, un cammino di bene ad ampio raggio, una crescita spirituale per sé e per gli altri. “Questo è il giorno di Cristo Signore: alleluja, alleluja”.

 

(Pasqua 2007)