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15/04/2006

Omelia Pasqua 2006

 

"Esulti il coro degli angeli, esulti l'assemblea celeste: un inno si gloria saluti il trionfo del Signore risorto……… O notte veramente gloriosa che ricongiunge la terra al cielo e l'uomo al suo creatore".
Facciamo nostri i sentimenti del poeta, autore dell'Exultet. Un canto suggestivo, ricco di contenuti religiosi. "Notte gloriosa", perché il buio, sinonimo di peccato e di morte, viene dissolto dalla luce del Cristo risorto. Egli con la sua morte e risurrezione, ricongiunge e riconcilia l'uomo peccatore a Dio. Questa è la notte che motiva l'esistenza e l'agire, l'essere e il fare dei "veri" cristiani. Ringraziamo il Padre, che ci ha concesso grazia di partecipare a questa liturgia di "riconciliazione" e di gioia. Dio ha permesso di ritrovarci, qui, anche quest'anno, per celebrare la Pasqua terrena preludio di quella celeste. Ci accomuna la fede nel Cristo risorto che fonda la nostra speranza nella vita ultraterrena e promette la ricompensa divina che i "giusti" riceveranno per le loro fatiche umane. Dio risuscitando Gesù dalla morte, si è preso una rivincita riportando vittoria sul peccato e sulle sue temibili conseguenze (corruzioni, soprusi, guerre; malattie, sofferenze, morte). La risurrezione di Gesù manifesta in modo eclatante il trionfo dell'amore struggente di Dio verso l'uomo. Cristo risorto illumina l'incognito cammino del moribondo, riscatta l'umile e il povero, egli è la ricompensa del giusto, consolazione dell'afflitto e dello sventurato. Dalle celebrazioni del triduo pasquale, ci proviene un messaggio di speranza per la sorte dell'uomo, qual è questa speranza? Dalle sofferenze del Cristo crocifisso e dalla sua morte in croce, rinasce la vita, e affiorano le risposte agli interrogativi che ci tormentano: perché le malattie, i dolori, le delusioni, gli insuccessi? Perché soffro, perché muoio? Senza disperazione esclamiamo: "O Crux, ave spes unica!" Sì, la croce gloriosa fonda la speranza cristiana, una salvezza non facile e a buon mercato, ma una salvezza a caro prezzo, donataci dal Figlio di Dio morto e risorto. Croce e gloria, due momenti indissolubilmente legati nella vita di Cristo, nella vita del cristiano. La vittoria di Cristo diviene una sfida per i buontemponi, per i superbi e gli insaziabili epuloni. Cristo risorto è vindice del sangue innocente sparso per le strade del nostro pianeta e di quelle innumerevole masse di bambini indifesi, vittime della nostra società agnostica, opulenta e consumistica. Egli è voce di quei corpi sofferenti, lacerati dall'egoismo dei "potenti" che sfoggiano cultura, che vantano successi e ricchezze, consolidati nella loro ingordigia. Solo la fede nel Cristo crocifisso e risorto, lenisce e conforta il cuore dei genitori che piangono il sangue dei loro figli; solo la speranza in Lui rincuora gli emarginati di questa società, che fanno esperienza di solitudine e di abbandono. Riuscirà la luce del Risorto a far breccia nell'animo dell'incallito uomo peccatore ed egoista? Intanto auspichiamo per tutti indistintamente, l'inizio di un cammino di permanente conversione, ossia l'inizio di una vera Pasqua.
Soffermiamoci su quelle autorevoli affermazioni del Vangelo, che stanno alla base del nostro credere e del nostro sperare:
"Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato". Questo annunzio è il nucleo della predicazione e il fondamento della testimonianza cristiana.
Se Cristo non è risorto, dice S. Paolo, vano risulta essere il nostro vivere, il nostro parlare, le nostre fatiche, i nostri lavori, le sofferenze, i sacrifici fatti per…, ma alla luce del trionfo di Cristo tutto acquista senso, e posso dire da buon cristiano: faccio questo e quest'altro per amore di Gesù Risorto; amo in Cristo, servo in Lui, soffro in Lui, perdono in Lui, muoio in Lui… perché Lui è la mia vita e la mia salvezza, perché è Lui che incontrerò alla fine di questa precaria esistenza terrena, è Lui che mi darà l'incorruttibile ricompensa, è Lui il "grazie" corrisposto per le mie, per le vostre fatiche umane. La testimonianza pasquale, è una narrazione riportataci all'unanimità da tutti gli evangelisti, non è una favola. Dopo la morte del maestro ci si aspettava un tempo di lutto, di dolore e di silenzio. Invece all'improvviso tutto cambia, si corre per l'annunzio e la testimonianza. Inizia una Domenica concitata, un giorno di stupore ed emozioni:
"Passato il sabato,(dice l'evangelista Marco) Maria di Magdala… di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato" cioè il "Dies Dominica". Se prima si camminava, ora è il momento di correre. Le donne, prima tra tutte Maria Maddalena, mosse da affetto, si recano al sepolcro per l'ultimo, doveroso servizio di amore a Gesù. Non c'era stato tempo di ungere il corpo nel giorno di sabato, perciò con sollecitudine vanno verso il sepolcro con oli aromatici per imbalsamare e onorare il corpo del maestro. Ma dentro la loro mente, così come nella mente degli altri apostoli, c'è ancora l'oscurità della fede, la non comprensione della Scrittura; si domandano: "chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?". Maria, giunta che fu alla tomba, si accorge che la grossa pietra, era stata già rimossa e alla vista del sepolcro vuoto, resta sconvolta, aveva pensato che il cadavere del maestro fosse stato trafugato, il sepolcro violato e qualcuno aveva rubato la salma. Così il cuore della Maddalena è impazzito, la testa non ragiona più, corre disperatamente, allarma gli altri, cosicché anche Pietro e Giovanni scappano verso il sepolcro, per constatare, costernati, ciò che Maria aveva detto loro. L'avventura di Maria Maddalena e degli apostoli, nel mattino di Pasqua, è tutto un "correre", un "andare verso", un porsi domande in cerca di risposte rassicuranti. E' come una gara per giungere prima al sepolcro in cerca dell'Amato, nel tentativo di comprendere un avvenimento che sa di sconcertante. Essi entrano nella tomba vuota e vedono i segni: "… le tele giacenti per terra e il sudario arrotolato…", non gettato per terra in fretta e furia, come avrebbe fatto un ladro. Le bende che avvolgevano il corpo si erano afflosciate, sgonfiate, perché il corpo non c'era più, e il sudario che veniva arrotolato attorno al viso era lì piegato nella stessa posizione in cui avevano posto il corpo morto. Videro questi segni e credettero. Nessuno avrebbe potuto portare via il corpo e lasciare le bende sistemate in quello stato. Gli apostoli videro una situazione umanamente inspiegabile, e cercano di interpretare quei segni.
Il corpo di Gesù si era prodigiosamente liberato senza rompere i tessuti. La risurrezione di Gesù non deve essere intesa come una "rianimazione" di cadavere, ossia come ritorno alla vita terrena, ma come una vera e propria sparizione, nel senso di una trasformazione, di una metamorfosi del corpo; Gesù vive in una nuova dimensione incorruttibile. Mentre l'amico Lazzaro era stato rianimato, tornando alla vita di prima, era uscito dalla tomba imprigionato dalle bende e dal lenzuolo; nel caso di Gesù c'è autentica risurrezione, Egli supera la soglia della morte, lascia dentro le tele funebri e semplicemente sparisce. Gli apostoli non avevano compreso le Scritture, non avevano cioè ancora raggiunto la maturità di fede. La risurrezione è un evento che si consuma in una dimensione di fede.
"Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso: E' risorto, non è qui. Non abbiate paura!. E' risorto come aveva detto… Presto andate a dire… Abbandonato in fretta il sepolcro, fuggirono piene di timore e di spavento. Le donne corsero…" a dare l'annunzio, piene di trepidazione. Esse diventano prime messaggere e testimoni. Questo Vangelo diviene anche per noi parola viva e motivante, nel senso che l'annunzio pasquale è rivolto a tutti i cristiani di buona volontà, i quali col Battesimo sono missionari della Buona Novella. Andate, in fretta, con gioia, correte... non si può perdere tempo, non si può vivere da ignavi, non si può essere apatici o pusillanimi. L'angelo della risurrezione rivolge a noi cristiani quel messaggio e ci affida .il mandato di annunziare la Pasqua che è riconciliazione, pace, onestà, sensibilità, bontà, trasparenza, impegno, vita, amicizia, amore...

Chi celebrerà cristianamente la Pasqua? Per quanti cristiani sarà Pasqua? Sarà Pasqua forse per coloro che hanno percorso spiritualmente il cammino quaresimale? O per coloro che hanno la forza di rinnegare oggi l'empietà? Sarà Pasqua per coloro che testimonieranno l'amore di Dio attraverso una vita vissuta secondo gli insegnamenti del Risorto? O per coloro che avranno la forza e la buona volontà di risorgere a una vita nuova, di passare cioè dal male al bene, dal peccato all'amicizia con Gesù? Non saprei invece cosa possa significare e comportare questa festa per coloro che perseverano nella malignità, nella prepotenza, nella falsità, nell'ingordigia, nell'indifferenza, nell'opportunismo. Per costoro, sarà ancora una volta una Pasqua vacanziera, non cristiana, una festa per la pancia da riempire e per il corpo da compiacere… non intaccherà per nulla l'anima e il cuore dove Cristo bussa e dove spera di ricevere cristiana accoglienza. Allora, buona pasqua fratelli, buon cambiamento amici, ossia buona rinascita nel Cristo Risorto. Ci accompagnino le esortazioni di San Paolo che abbiamo ascoltato nella epistola: "… anche voi (fratelli) consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù". Così sia.

Padre Antonio Costantino
(Omelia nella messa della veglia pasquale, 16.04.2006)